“Isabella” era una delle masserie – 99 (secondo le fantasiose credenze popolari) – dei De’Sangro, il cui consistente patrimonio fondiario
agli inizi del ‘900 si estendeva per oltre quindicimila ettari.
Un sogno che a distanza di settant’anni, grazie ai successivi proprietari nonché discendenti diretti, continua a vivere.
Il bosco “Nemus docet” si trova al centro della secolare area di San Basilio, sin dall’antichità strategico punto di snodo commerciale tra la costa ionica e quella adriatica, tra la Basilicata e le aree interne della Murgia nord-occidentale.
Quest’area era un tempo ricchissima di boschi dai nomi tanto suggestivi quanto evocativi che si estendevano tra Acquaviva, Gioia e Mottola per 24 miglia, ridotti agli attuali 600 ettari, boschi destinati a costituire lo sfondo di importanti eventi storici dopo l’Unità d’Italia.
I protagonisti più noti del brigantaggio filo borbonico quali ad esempio Coppolone, il Sergente Romano e Pizzichicchio, elessero, infatti, i boschi di san Basilio e della contrada Terzi, presso Lama Cupa, a luogo naturale di rifugio e di azione, mentre la costruzione nel 1868 della stazione ferroviaria a San Basilio sancì la definitiva irruzione del progresso in quel ciclico e rassicurante mondo arcaico-rurale, oggi investito da una luce di nostalgica memoria.