Cenni storici

Masseria Isabella

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“Isabella” era una delle masserie – 99 (secondo le fantasiose credenze popolari) – dei De’Sangro, il cui consistente patrimonio fondiario
agli inizi del ‘900 si estendeva per oltre quindicimila ettari.

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Costruita verso la fine del secolo quale esito del processo di colonizzazione del latifondo portato avanti dalla casata ducale dopo l’Unità d’Italia, la proprietà non condivise la sorte degli oltre 4500 ettari nonché delle 14 masserie che, in seguito all’attuazione della riforma fondiaria, furono espropriati in quanto il 29 ottobre del 1950 fu venduta dal Duca Riccardo, dal Conte di Buccino Giovanni De Sangro e dal Conte Nicola De Sangro a quattro privati legati da rapporti di consanguineità e parentela, ma soprattutto da un grande sogno.
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Un sogno che a distanza di settant’anni, grazie ai successivi proprietari nonché discendenti diretti, continua a vivere.

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Il bosco Nemus Docet

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Il bosco “Nemus docet” si trova al centro della secolare area di San Basilio, sin dall’antichità strategico punto di snodo commerciale tra la costa ionica e quella adriatica, tra la Basilicata e le aree interne della Murgia nord-occidentale.

Quest’area era un tempo ricchissima di boschi dai nomi tanto suggestivi quanto evocativi che si estendevano tra Acquaviva, Gioia e Mottola per 24 miglia, ridotti agli attuali 600 ettari, boschi destinati a costituire lo sfondo di importanti eventi storici dopo l’Unità d’Italia.

I protagonisti più noti del brigantaggio filo borbonico quali ad esempio Coppolone, il Sergente Romano e Pizzichicchio, elessero, infatti, i boschi di san Basilio e della contrada Terzi, presso Lama Cupa, a luogo naturale di rifugio e di azione, mentre la costruzione nel 1868 della stazione ferroviaria a San Basilio sancì la definitiva irruzione del progresso in quel ciclico e rassicurante mondo arcaico-rurale, oggi investito da una luce di nostalgica memoria.